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Un'isola molto
importante della laguna fu
Costanziaca,
probabile contrada di Torcello. Il nome le fu dato in onore
dell'imperatore Costantino ed era situata tra le isole di S. Ariano
e S. Cristina. La storia della sua fondazione è simile a quella di
molte altre isole della laguna, ed anche l'aspetto: doveva
presentarsi come un gran centro con numerosi monasteri e chiese. Di
certo sappiamo che esisteva almeno un monastero che ospitava delle
monache di S. Maffio che in seguito al deterioramento ambientale
dell'isola furono trasferite a Murano. Delle attività e delle
testimonianze di questa comunità non rimane nulla se non fango ed
acqua.
La
Laguna
tramanda, da sempre, storie fantastiche, leggende e verità, che nel
passare dei secoli si sono intrecciate al punto da non distinguere
più il vero dal fantastico. I misteri di San Francesco del Deserto
(si favoleggia persino che vi sia custodita la pelle scuoiata di un
frate sulla quale sarebbe tracciata la mappa delle mitiche sette
città di Cibola), la casa della finestra d’oriente, i tesori sepolti
nella melma, il trono di Attila, e tante altre ancora. La Laguna
nasconde, nella realtà, sotto la sua coltre d'acque sempre più
malsane, tracce importanti di un passato suggestivo, ricordi di
centri fervidi e ricchi, orgogliosi dei propri numerosi monumenti e
delle proprie chiese, densamente abitati, che furono in alcuni casi
le tombe dei primi Dogi.
Un vero e proprio
tesoro che merita un'azione di
tutela
e
ricerca,
che lo valorizzi e che evidenzi al pubblico, trasformando la laguna
in un parco archeologico di valore mondiale, i fasti di una storia
ormai affidata solamente all’archeologia subacquea. L’area lagunare
dove sono stati più numerosi i ritrovamenti di reperti è quella
della laguna nord, un’area che nel corso dei secoli ha subito
sconvolgimenti naturali di vastissima portata. I siti archeologici
più importanti e noti sono il canale di Treporti, il canale naturale
che dal porto di S. Nicolò va verso il canale di Burano, il canale
S. Felice, che dalla profondità di poco più di 4 metri ha restituito
anfore e mattoni d'epoca romanica, e nel quale esistono i resti di
una torre d'avvistamento romana (una struttura poderosa di oltre 80
mq.) che testimoniano come colà esistesse un’isola. Le origini di
questo tesoro, romanico e post romanico, sono note. Le orde unne e
longobarde che scendevano lungo la pianura tra il Piave ed il Sile,
obbligarono gli antichi abitanti d' Altino a trasferirsi nelle più
sicure isole lagunari, presto imitati dagli abitanti d'Opitergium
(l’attuale Oderzo). Fu così che ben prima dell’anno Mille, si
verificò che una miriade d'isole ed isolotti lagunari fossero
abitate da profughi desiderosi di ricostruire le loro città ormai
perdute e di creare stabili insediamenti. Di molte di loro oggi
rimane solo qualche misero resto, la memoria di un nome o, a volte,
nessuna traccia: Eraclea, Ammiana, Ammianella.La Cura, Torcello,
Malamocco (non l’attuale ma l’antica distrutta da un maremoto che
creò, di fatto, la Laguna),
Costanziaca.
Quest’ultima, la più
misteriosa e leggendaria, oggetto di mille illazioni e supposizioni,
di cui l’ultimo accenno risale ad una bozza di cartografia disegnata
dal Piva per lo studio delle origini del Patriarcato di Venezia,
poteva essere definita, più di tutte le altre e con buon merito,
città. Era abitata da una considerevole comunità, rappresentata dai
fuggiaschi d'Altino: si sviluppava su quattro isole unite da ponti,
aveva almeno sei sontuose chiese (datate prima del VII secolo) ed
era divisa da un ramo del Sile che formava il canale principale
(oggi canale della Cura) in due parrocchie.
Dove oggi ci sono le barene ad est di Torcello sorgevano le chiese
di S. Massimo e S. Marcellino, il monastero di S.Mauro, l’abbazia di
SS. Giovanni e Paolo. Dove oggi esiste l'Isola della Cura (allora
non ancora emersa) esistevano le chiese di SS. Sergio e Bacco e
quella di S.Matteo, tutte sottoposte alla potestà d'Ammiana. L’isola
più nota che contribuiva a formare Costanziaca è stata identificata
(ma ciò è tutto da rivedere perché probabilmente era solo un
frammento dell’isola originale) con quella di S. Arian (a volte
anche S.Adriano) che prendeva nome dall'omonima chiesa
dall’altissimo campanile, ben visibile dalla laguna, che ha tracce
certe sino l'anno 1490, dopo di che fu trasformato in ossario per
ordine dei Dogi che fecero cingere l’isola con un alto muro, ed
ospitava un convento di suore Benedettine fondato nel 1106 dalla
nobil donna Michiel figlia del Doge Vitale, e moglie di Nicolò
Giustiniani, che, prima di rinchiudersi nella pace conventuale aveva
regalato al marito ben 13 figli. Il convento, all’epoca, era
frequentato dalla migliore nobiltà veneziana, e dello stesso sono
state di recente riportate alla luce le fondazioni. Secondo la
cartografia del Piva (1927) nell’area di Costanziaca sarebbe
ricaduta anche la basilica di S.Marcellino e S.Massimo, eretta nel
630 dal Vescovo di Torcello Giuliano, inizialmente attribuita al
patrimonio artistico d'Ammiana. In ogni caso Costanziaca era
adiacente ad Ammiana, l’isola più famosa della Laguna Superiore, che
già nel 600 contava 15 tra chiese e monasteri, tra i quali la
basilica di S.Pietro di Casacalba che sorgeva ove ora si trova la
Motta dei Cunicci (uno dei pochi resti finora affiorati dopo vari
sprofondamenti che i luoghi hanno subito nel corso dei secoli, si
pensa a causa di due successivi maremoti).
Le mutanti correnti
marine, le terre emerse rese malsane dall’impaludamento della
circostante laguna, causarono che già agli inizi del 1400 le isole
erano pressoché abbandonate. Unico ed ultimo baluardo umano era
rappresentato dal monastero di S.Ariano, che dovette però subire
tali invasioni di serpi e bisce da costringere le monache (nel 1349)
ad abbandonarlo ed a trovare rifugio a Torcello, e poi, per decreto
del Pontefice Paolo III, trasferirsi al Monastero di S.Angelo di
Zampenigo a Torcello e in seguito, al convento di S.Girolamo, cui fu
attribuita tutta la proprietà della zona di S. Ariano. Si racconta,
nelle serate invernali a Portegrandi, tra una “sepa” ed un'ombra,
che gli archeologi dilettanti che battono, di nascosto, la laguna,
per sfuggire alla discreta sorveglianza delle autorità, abbiano
trovato anfore, monete, resti d'imbarcazioni, monili, di prima e
dopo Cristo, ed addirittura che sia stata individuata una
pavimentazione che potrebbe essere la via principale di una qualche
città, quasi certamente d'epoca romanica, sprofondata nel fango. Ciò
che è certo è che i romani ben conoscevano e praticavano la zona:
qui passava la strada Annia, nota anche come Emilia Altinate, che
collegava Aquileia a Adria passando per Altinum. Quindi non è da
scandalizzarsi se s'ipotizza che sotto le barene possa celarsi
un'intera città. In questi luoghi le isole sommerse e semisommerse
sono note da secoli, e tracce d'antiche palafitte, forse addirittura
preromaniche, come quelle sulle quali fu più tarda eretta Venezia,
se ne sono trovate in vari casi.
La
mitica e
misteriosa Costanziaca,
con le sue città quartiere di Costanziaco Maggiore e Costanziaco
Minore, doveva sorgere proprio qui, tra l’ossario di S.Ariano e
l’isola di S.Cristina, in quella che oggi è nota come la Palude
della Centrega. Quel che è certo è che la barena a volte restituisce
qualche piccolo resto… magari una tessera di mosaico, magari una
moneta… a volte un'anfora. La laguna aiuta a costruire, ma la laguna
può anche distruggere. I vecchi tramandano i ricordi dell'ACQUA
GRANDA, che deve essere identificata con i due storici grandi
maremoti che si sono abbattuti sull’area attuale della Laguna,
spazzando isole ed abitanti, e facendo affiorare nuove terre su cui
edificare la storia di Venezia. Sussurri della laguna? Leggende
fantastiche? Immaginazione di marinai usi a degustare un buon bacaro?
No, verità storica! Non ancora del tutto dimostrato solo perché
l’impresa sarebbe colossale. Un'ipotesi formulata da qualche tempo,
sarebbe transennare parte della laguna o della barena, vuotarla
dalle acque, e dare avvio a scavi, ma in fondo, costerebbe un
patrimonio per rivelare quello che già sappiamo, magari con
l’aggiunta di un po’ di romantica immaginazione che infiori la
conoscenza provata. Meglio quindi lasciare dormire in pace la nostra
isola che non c’è, e lasciare che tutti possiamo fantasticare su
dove essa sia realmente sepolta dalla melma della barena, con le sue
chiese maestose, i suoi campanili, le ville romaniche ed i conventi.
Lasciamola dormire in pace, affidiamo il suo ricordo ai sussurri
della laguna, a vanto perenne della nostra storia, tanto vasta e,
purtroppo, a volte, tanto poco
conosciuta.
Il brano è tratto
da: "Veneto Globale" mensile d'informazione e attualità della Giunta
regionale del Veneto Supplemento al quotidiano "VENETO VIDEOTEX" a
cura della redazione di Videoinformazione Regione del Veneto -
Palazzo Balbi - Dorsoduro 3901 - 30123 Venezia Autorizzazione del
Tribunale di Venezia n. 935 del 17-06-88"
"Le orde Unne e
Longobarde, che scendevano lungo la pianura tra il fiume Piave ed il
Sile, obbligarono gli antichi abitanti di Altino a trasferirsi nelle
isole più sicure della Laguna. Fu così che ben prima dell'anno
mille, si verificò che una miriade di isole ed isolotti lagunari,
fossero abitati da profughi in fuga dai barbari. Una delle isole più
importanti fu
Costanziaca.
La più misteriosa e leggendaria isola della Laguna di Venezia,
oggetto di mille illazioni e supposizioni, di cui l'ultimo accenno
risale ad una bozza cartografica disegnata per lo studio delle
origini del Patriarcato di Venezia. Probabile contrada di Torcello,
era abitata da una considerevole comunità. Si sviluppava su quattro
isole minori unite da ponti, aveva almeno sei sontuose chiese che
risalivano al VII secolo. Il nome le venne dato in onore
dell'imperatore Costantino ed era situata tra le attuali le isole di
S. Ariano e S.Cristina. La storia della sua fondazione è simile a
quella delle altre isole della laguna, ed anche l'aspetto era di un
grande centro urbanistico, con numerosi monasteri e chiese. Di certo
sappiamo che esisteva almeno un monastero che ospitava delle
monache di S.Maffio che
in seguito al deterioramento ambientale dell'isola vennero
trasferite a Murano.
Delle attività e delle
testimonianze di questa comunità non rimane nulla se non fango ed
acqua.
In queste due ultime righe si può riassumere il significato e lo
scopo della nostra Associazione che è quello della difesa, della
valorizzazione, della tutela
dell’ambiente e dei relativi processi ecologici a garanzia
dell'equilibrio della laguna veneta, dei canali navigabili alla
stessa collegati e della gronda lagunare, in tutti i suoi aspetti,
ecologici, urbanistici e sociali …( art.2 dello Statuto)
Il Logo: uno
stemma con il "fiore della barena" su campo rosso, sormontato dal
copricapo del Doge. |