L'Isola di Costanziaca

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Mose, cos'è e come funziona Il Mose è il sistema di difesa....

Le lezioni di Katrina 

Venezia può fare la fine di New Orleans....

Venezia bagarre sul Mose. Industriali contro i Sindaci.....

 

MOSE, cos'è e come funziona

Il MOSE è il sistema di difesa degli abitati lagunari dalla acque alte eccezionali. Comprende le opere mobili alle bocche di porto e le opere complementari.

Il MO.S.E. (acronimo di MOdulo Sperimentale Elettromeccanico), da cui ha preso il nome l'intero progetto delle opere mobili alle bocche di porto per la difesa dalle acque alte, è stato utilizzato per eseguire, tra il 1988 e il 1992, un'importante serie di sperimentazioni sul prototipo in scala reale di una singola paratoia. Il MO.S.E. era costituito da due diversi elementi: uno scafo "di contenimento" dotato di torri e altre strutture di servizio quali uffici e sale di comando e di controllo; il prototipo di paratoia in scala reale oggetto delle sperimentazioni.

Spesso si è confusa la struttura a torri realizzata per contentere la paratoia sperimentale con l'opera idraulica. Le opere mobili alle bocche di porto non sono, invece, tanti MO.S.E. collocati l'uno accanto all'altro. Le torri e strutture di servizio appartengono solo alla "piattaforma sperimentale" del MO.S.E. che è stata costruita per contenere la paratoia e consentirne un'agevole sperimentazione, e non sono affatto presenti nel progetto delle opere mobili. Tra le paratoie non è prevista infatti alcuna struttura aerea intermedia: quando le paratoie non sono in funzione "scompaiono" negli alloggiamenti predisposti nel fondale e la presenza delle opere nel canale di bocca è completamente invisibile.


La soluzione che prevede la chiusura temporanea di tutte e tre le bocche di porto, attraverso una schiera mobile di paratoie, congiuntamente alla difesa locale degli abitati fino a quota determinata, risulta l'unica in grado di rispondere compiutamente all'obiettivo della legge 798/84, ovvero la difesa completa di tutti gli abitati della laguna dalle acque alte. Il tipo di paratoia adottata ottempera anche alle prescrizioni che riguardano: l'assenza di strutture intermedie o aeree e l'inserimento nel contesto paesaggistico della laguna; la necessità di non diminuire i naturali ricambi d'acqua indotti dalle maree (questa prescrizione è stata modificata dalla delibera del Consiglio dei Ministri del 15 marzo 2001 e successivamente dal Comitatone del 6 dicembre 2002); l'assenza di impatto sulle attività socio-economiche, con particolare riferimento alle esigenze del traffico navale, della portualità e della pesca.  

Le opere mobili sono costituite da schiere di paratoie installate sul fondale delle bocche di porto. Si definiscono "mobili" poiché in condizioni normali di marea esse sono piene d'acqua e restano adagiate nelle strutture di alloggiamento realizzate sul fondo (ciascuna paratoia è vincolata alle strutture di alloggiamento attraverso cerniere). 

Quando, invece, è prevista una marea superiore ai 110 cm (mareografo di punta della Salute) le paratoie vengono svuotate dall'acqua mediante immissione di aria compressa. In questo modo esse si sollevano, ruotando attorno all'asse delle cerniere, fino ad emergere. Con questo sistema si è in grado di isolare, temporaneamente, la laguna dal mare e di bloccare il flusso della marea. Le bocche restano chiuse per la sola durata dell'acqua alta e per i tempi di manovra delle paratoie (in media, 4,5 ore complessivamente).

La manovra di apertura delle paratoie avviene secondo precise procedure per le quali si tiene conto anche del possibile aumento dell’acqua in laguna per l’apporto dei fiumi, per la pioggia, per i sovralzi locali causati dal vento, per il passaggio dell’acqua tra un paratoia e l’altra. 

Per saperne di più:
http://www.salve.it/it/soluzioni/acque/f_mose.htm

(tratto da www.governo.it)

LE LEZIONI DI KATRINA

Mentre sta riprendendo la vita nella città di New Orleans, è lecito chiedersi se la catena di eventi verificatesi in occasione dell’uragano tropicale abbia delle analogie con il caso veneziano. New Orleans condivide con altre città del mondo l’appellativo di “Venezia di”, in questo caso “d’America” e si conosce bene quanto possano essere fantasiosi questi appellativi. Ma qui l’analogia ha una maggiore attinenza alla realtà, nei fatti e con i limiti che si descriveranno nel seguito. Come Venezia, anche New Orleans fu costruita in un posto “impossibile”. Nelle regioni paludose (oggi nobilitate dall’appellativo di “zone umide”), siano esse degli estuari di un fiume o delle lagune, il terreno è soggetto ad abbassamenti sia generali (subsidenza) che localizzati (qualora sostenga il costruito) e non tutte le specie animali che si sono adattate per viverci, sono “simpatiche” al genere umano, dalle zanzare ai coccodrilli.

Tuttavia, come i nostri antenati che si rifugiarono nella laguna veneta, qualche secolo dopo anche i coloni franco-americani decisero che i disagi determinati dalle difficoltà ambientali erano minori dei benefici che la localizzazione in quel particolare luogo avrebbe portato. Negli anni più recenti, anche New Orleans come Venezia ha subito un aggravamento della subsidenza a motivo dello sfruttamento degli acquiferi per uso industriale e, soprattutto, per l’estrazione di fluidi di interesse energetico. L’erosione delle barene avvenuta in laguna nell’ultimo secolo può avere paragoni con la riduzione delle marshland della Louisiana.

Per non falsare il significato delle analogie, bisogna subito ricordare che la situazione di Venezia è molto diversa da quella di New Orleans. In primo luogo, non abbiamo il Mississippi, né l’oceano ed i tifoni tropicali. Ciò nonostante, il nostro territorio è ugualmente soggetto ad eventi “estremi”, di differenti caratteristiche e (per fortuna) intensità, che comportarono tra gli altri l’alluvione del 1966. Solo un anno prima a New Orleans l'uragano Betsy aveva distrutto la città ed il Congresso americano autorizzò una massiccia ricostruzione per assicurare che una simile catastrofe non si verificasse mai più. Si decise tuttavia di realizzare una difesa solo per uragani di potenza 3, come Betsy. A quel tempo,nessuno pensava che un uragano più forte di quello potesse arrivare. In anni recenti, né i richiami della comunità scientifica, che lamentava tra l’altro l’aggressione alle difese “naturali” della costa, né i solleciti del Genio civile americano, che aveva progettato una serie di interventi per rendere resistenti le protezioni sino a uragani di potenza 5, bastarono a convincere il Congresso a rendere disponibili le risorse necessarie, che ora necessariamente vengono spese (moltiplicate), mentre niente può ripagare i morti e i danni irreversibili nell’ecosistema.

Il tempo di ritorno di un evento come il 1966 per Venezia è stato valutato in 100 anni, ma questo non vuol dire che esso non si possa ripresentare domani, né che i cambiamenti globali non richiedano di rivedere anche le stime dei tempi di ritorno, come da qualche parte del mondo viene già considerato. Non possiamo dimenticare che elemento essenziale della strategia di salvaguardia sia la difesa della città di Venezia dagli eventi estremi. Nel corso del 31° Congresso biennale dell’IAHR, la principale associazione scientifica internazionale di ingegneria idraulica che si è tenuto a Seoul (Corea del Sud) lo scorso settembre, la presenza di scienziati americani a conoscenza della situazione delle zone colpite da Katrina, quali il prof. Altinakar dell’Università del Mississippi e il prof. Garcia dell’Università dell’Illinois, ha permesso ai partecipanti al congresso di avviare una prima analisi delle cause che hanno generato l’evento e delle lezioni da trarre per il futuro. Esse riguardano sia i criteri progettuali delle opere di difesa, che sono evidentemente condizionati da fattori economico-finanziari, politici e sociali, sia gli strumenti che permettono di valutare cosa accade qualora gli eventi (naturali come le tempeste o umani, dagli errori agli atti di sabotaggio) fanno sì che i criteri progettuali vengano disattesi o superati dagli eventi. “Poiché non esiste niente a rischio zero - secondo il prof. Altikinar- è responsabilità degli ingegneri spiegare alle comunità ed alle autorità i rischi residui di ciascun intervento (o dei mancati interventi) e le loro conseguenze”. 

Riteniamo possibile e doveroso discutere su questi temi, in modo informato e rigoroso, senza che si costituiscano immediatamente delle partigianerie, che risulterebbero non solo sterili, ma dato l’argomento anche “rischiose”. Per quanto riguarda la comunità scientifica e gli approfondimenti che possano risultare utili, anche utilizzando i legami già presenti con alcune Università americane, il CORILA è intenzionato a fare la sua parte.  

di Pierpaolo Campostrini

tratto da: Newsletter CORILA - Consorzio per la gestione del Centro di coordinamento delle attività di ricerca inerenti il sistema lagunare di Venezia

MOSE: Galan. Venezia può fare la fine di New Orleans

05/09/05 (ANSA) Citando ''Il Riformista'', il Governatore del Veneto Giancarlo Galan afferma che Venezia, in qualche modo, rischia di fare la fine di New Orleans. 

''Purtroppo - osserva Galan in una nota - non c'e' solo l'uragano Pecoraro a minacciare Venezia, visto che anche l'uragano Cacciari si e' posto sulla stessa 'linea' indicata dal leader dei Verdi a proposito dell'interruzione dei lavori gia' avviati per realizzare il Mose. Il Sindaco che di fronte alla minaccia rappresentata dalle acque alte eccezionali consiglio' ai suoi concittadini di 'mettersi gli stivali' ora e' pronto, non appena dovesse vincere Prodi, a chiedere la chiusura dei cantieri che stanno realizzando l'unica opera ritenuta in grado di mettere in stato di sicurezza Venezia e la laguna. 

E pazienza se si saranno sprecati inutilmente migliaia di miliardi. A sentire Pecoraro, Prodi potrebbe rimborsare le imprese che stanno lavorando alla realizzazione del Mose con i soldi pubblici, mentre a sua volta il governo della sinistra potrebbe farsi rimborsare da Berlusconi dato che fu Berlusconi ad aprire i cantieri. Povero paese!''. ''Ecco - prosegue Galan - perche' concordo con quanto ho potuto leggere sul Riformista, uno dei miei giornali preferiti. Concordo sul fatto che per davvero Venezia e la sua laguna non sono ancora al sicuro. Giustamente il Riformista ha posto in parallelo la terribile catastrofe accaduta a New Orleans con la sempre possibile catastrofe che potrebbe colpire Venezia. Probabilmente nel Sud degli Stati Uniti la devastazione e' stata causata da due catastrofi: una di origine politica, l'altra sicuramente di origine naturale. Ma anche Venezia, come si vede, e' minacciata da due catastrofi. La prima, forse la piu' pericolosa, e' la possibile, temuta vittoria della sinistra alle prossime elezioni politiche, l'altra e' quella rappresentata dalle maree eccezionali''. ''In realta' - conclude Galan -, non riesco a darmi ragione dell'assoluta irresponsabilita' con cui il Pecoraro e il Sindaco Cacciari parlano di Venezia e del suo futuro. 

Comunque, il problema delle maree eccezionali fino ad ora e' stato sfruttato dalla sinistra al governo da decenni in laguna al solo scopo di ricevere dallo Stato italiano aiuti finanziari che nessun altro comune ha mai ricevuto. E' bene si sappia che fino ad ora il Comune di Venezia ha ottenuto dalla Stato 4 mila miliardi di vecchie lire. Articoli come quello pubblicato dal Riformista mi fanno capire perche' questo bel giornale sia amato dai riformisti e odiato dai fondamentalisti della sinistra''.(ANSA). COM-TN/PAS

tratto da www.ansa.it

 

Venezia, bagarre sul Mose Industriali contro i Sindaci

25/07/05 da Italia Oggi

Venezia e i comuni che si affacciano sulla laguna e che sono interessati dalla costruzione del Mose (il sistema di dighe mobili per la salvaguardia di Venezia dall'acqua alta) inaspriscono la polemica sull'opera che sta drenando i finanziamenti al piano trentennale di manutenzione di Venezia complementare alla costruzione del Mose.

E ieri a far sentire le loro voci in favore del Mose sono stati gli industriali di Venezia dopo l'altolà ai lavori, basato su una presunta illegittimità, che era arrivato dai sindaci di Venezia e della cintura lagunare, Chioggia e Cavallino, Massimo Cacciari, Fortunato Guarnieri ed Erminio Vanin. Lo stato d'avanzamento dei lavori a un paio d'anni dall'avvio (dureranno fino al 2011) è arrivato al 20%. Per il triennio 2002-2004 sono stati previsti stanziamenti per circa 450 milioni di euro, sul totale di 4 miliardi, quanto costerà in totale l'opera, molto osteggiata dagli ambientalisti preoccupati per le modifiche dell'ecosistema della laguna. ´I lavori del Mose devono andare avanti', ha sostenuto il presidente degli industriali di Venezia, Antonio Favrin, ´è un'idea che abbiamo sempre pensato, che riteniamo valida e che sicuramente continuerà nel suo corso'. Nelle settimane scorse i sindaci di Venezia, Chioggia e Cavallino hanno scritto al ministro delle infrastrutture, Pietro Lunardi, ventilando l'illegittimità del Mose chiedendo il blocco dei lavori avviati alle bocche di porto del Lido di Venezia. Lo stop, è stato spiegato, servirà a verificare l'esistenza di eventuali difformità tra le opere del Mose e gli strumenti di pianificazione urbanistica e territoriale comunali e regionali. In precedenza il sindaco di Venezia, Cacciari, aveva scritto al Magistrato alle acque, Maria Giovanna Piva, chiedendo lo stop dei cantieri dopo che i tecnici comunali avevano ravvisato la difformità tra il mega-progetto voluto dal governo e gli strumenti di pianificazione territoriali.

Il Magistrato alle acque si è rivolto al ministro Lunardi ricevendo l'invito a continuare i lavori. ´I sindaci lagunari', ha commentato il presidente della regione Veneto, il forzista Giancarlo Galan, ´vogliono fermare i lavori del Mose bruciando così le centinaia di miliardi già impegnati nel costruire l'unica opera che può salvare Venezia'.