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MOSE,
cos'è e come funziona |
Il MOSE è il
sistema di difesa degli abitati lagunari dalla acque alte
eccezionali. Comprende le opere mobili alle bocche di porto e le
opere complementari.
Il
MO.S.E.
(acronimo di MOdulo Sperimentale
Elettromeccanico), da cui ha preso il nome l'intero progetto delle
opere mobili alle bocche di porto per la difesa dalle acque alte, è
stato utilizzato per eseguire, tra il 1988 e il 1992, un'importante
serie di sperimentazioni sul prototipo in scala reale di una singola
paratoia. Il MO.S.E. era costituito da due diversi elementi: uno
scafo "di contenimento" dotato di torri e altre strutture di
servizio quali uffici e sale di comando e di controllo; il prototipo
di paratoia in scala reale oggetto delle sperimentazioni.
Spesso si è confusa
la struttura a torri realizzata per contentere la paratoia
sperimentale con l'opera idraulica. Le opere mobili alle bocche di
porto non sono, invece, tanti MO.S.E. collocati l'uno accanto
all'altro. Le torri e strutture di servizio appartengono solo alla
"piattaforma sperimentale" del MO.S.E. che è stata costruita per
contenere la paratoia e consentirne un'agevole sperimentazione, e
non sono affatto presenti nel progetto delle opere mobili. Tra le
paratoie non è prevista infatti alcuna struttura aerea intermedia:
quando le paratoie non sono in funzione "scompaiono" negli
alloggiamenti predisposti nel fondale e la presenza delle opere nel
canale di bocca è completamente invisibile.
La soluzione che prevede la chiusura temporanea di tutte e tre le
bocche di porto, attraverso una schiera mobile di paratoie,
congiuntamente alla difesa locale degli abitati fino a quota
determinata, risulta l'unica in grado di rispondere compiutamente
all'obiettivo della legge 798/84, ovvero la difesa completa di tutti
gli abitati della laguna dalle acque alte. Il tipo di paratoia
adottata ottempera anche alle prescrizioni che riguardano: l'assenza
di strutture intermedie o aeree e l'inserimento nel contesto
paesaggistico della laguna; la necessità di non diminuire i naturali
ricambi d'acqua indotti dalle maree (questa prescrizione è stata
modificata dalla delibera del Consiglio dei Ministri del 15 marzo
2001 e successivamente dal Comitatone del 6 dicembre 2002);
l'assenza di impatto sulle attività socio-economiche, con
particolare riferimento alle esigenze del traffico navale, della
portualità e della pesca.
Le opere mobili
sono costituite da schiere di paratoie installate sul fondale delle
bocche di porto. Si definiscono "mobili" poiché in condizioni
normali di marea esse sono piene d'acqua e restano adagiate nelle
strutture di alloggiamento realizzate sul fondo (ciascuna paratoia è
vincolata alle strutture di alloggiamento attraverso cerniere).
Quando, invece, è
prevista una marea superiore ai 110 cm (mareografo di punta della
Salute) le paratoie vengono svuotate dall'acqua mediante immissione
di aria compressa. In questo modo esse si sollevano, ruotando
attorno all'asse delle cerniere, fino ad emergere. Con questo
sistema si è in grado di isolare, temporaneamente, la laguna dal
mare e di bloccare il flusso della marea. Le bocche restano chiuse
per la sola durata dell'acqua alta e per i tempi di manovra delle
paratoie (in media, 4,5 ore complessivamente).
La manovra di
apertura delle paratoie avviene secondo precise procedure per le
quali si tiene conto anche del possibile aumento dell’acqua in
laguna per l’apporto dei fiumi, per la pioggia, per i sovralzi
locali causati dal vento, per il passaggio dell’acqua tra un
paratoia e l’altra.
Per saperne di più:
http://www.salve.it/it/soluzioni/acque/f_mose.htm
(tratto da
www.governo.it)
Mentre sta riprendendo
la vita nella città di New Orleans, è lecito chiedersi se la
catena di eventi verificatesi in occasione dell’uragano tropicale
abbia delle analogie con il caso veneziano. New Orleans condivide
con altre città del mondo l’appellativo di “Venezia di”, in questo
caso “d’America” e si conosce bene quanto possano essere fantasiosi
questi appellativi. Ma qui l’analogia ha una maggiore attinenza alla
realtà, nei fatti e con i limiti che si descriveranno nel seguito.
Come Venezia, anche New Orleans fu costruita in un posto
“impossibile”. Nelle regioni paludose (oggi nobilitate
dall’appellativo di “zone umide”), siano esse degli estuari di un
fiume o delle lagune, il terreno è soggetto ad abbassamenti sia
generali (subsidenza) che localizzati (qualora sostenga il
costruito) e non tutte le specie animali che si sono adattate per
viverci, sono “simpatiche” al genere umano, dalle zanzare ai
coccodrilli.
Tuttavia, come i
nostri antenati che si rifugiarono nella laguna veneta, qualche
secolo dopo anche i coloni franco-americani decisero che i disagi
determinati dalle difficoltà ambientali erano minori dei benefici
che la localizzazione in quel particolare luogo avrebbe portato.
Negli anni più recenti, anche New Orleans come Venezia ha subito un
aggravamento della subsidenza a motivo dello sfruttamento degli
acquiferi per uso industriale e, soprattutto, per l’estrazione di
fluidi di interesse energetico. L’erosione delle barene avvenuta in
laguna nell’ultimo secolo può avere paragoni con la riduzione delle
marshland della Louisiana.
Per non falsare il
significato delle analogie, bisogna subito ricordare che la
situazione di Venezia è molto diversa da quella di New Orleans. In
primo luogo, non abbiamo il Mississippi, né l’oceano ed i tifoni
tropicali. Ciò nonostante, il nostro territorio è ugualmente
soggetto ad eventi “estremi”, di differenti caratteristiche e (per
fortuna) intensità, che comportarono tra gli altri l’alluvione del
1966. Solo un anno prima a New Orleans l'uragano Betsy aveva
distrutto la città ed il Congresso americano autorizzò una massiccia
ricostruzione per assicurare che una simile catastrofe non si
verificasse mai più. Si decise tuttavia di realizzare una difesa
solo per uragani di potenza 3, come Betsy. A quel tempo,nessuno
pensava che un uragano più forte di quello potesse arrivare. In anni
recenti, né i richiami della comunità scientifica, che lamentava tra
l’altro l’aggressione alle difese “naturali” della costa, né i
solleciti del Genio civile americano, che aveva progettato una serie
di interventi per rendere resistenti le protezioni sino a uragani di
potenza 5, bastarono a convincere il Congresso a rendere disponibili
le risorse necessarie, che ora necessariamente vengono spese
(moltiplicate), mentre niente può ripagare i morti e i danni
irreversibili nell’ecosistema.
Il tempo di ritorno di
un evento come il 1966 per Venezia è stato valutato in 100 anni, ma
questo non vuol dire che esso non si possa ripresentare domani, né
che i cambiamenti globali non richiedano di rivedere anche le stime
dei tempi di ritorno, come da qualche parte del mondo viene già
considerato. Non possiamo dimenticare che elemento essenziale della
strategia di salvaguardia sia la difesa della città di Venezia dagli
eventi estremi. Nel corso del 31° Congresso biennale dell’IAHR, la
principale associazione scientifica internazionale di ingegneria
idraulica che si è tenuto a Seoul (Corea del Sud) lo scorso
settembre, la presenza di scienziati americani a conoscenza della
situazione delle zone colpite da Katrina, quali il prof.
Altinakar dell’Università del Mississippi e il prof. Garcia
dell’Università dell’Illinois, ha permesso ai partecipanti al
congresso di avviare una prima analisi delle cause che hanno
generato l’evento e delle lezioni da trarre per il futuro. Esse
riguardano sia i criteri progettuali delle opere di difesa, che sono
evidentemente condizionati da fattori economico-finanziari, politici
e sociali, sia gli strumenti che permettono di valutare cosa accade
qualora gli eventi (naturali come le tempeste o umani, dagli errori
agli atti di sabotaggio) fanno sì che i criteri progettuali vengano
disattesi o superati dagli eventi. “Poiché non esiste niente a
rischio zero - secondo il prof. Altikinar- è responsabilità degli
ingegneri spiegare alle comunità ed alle autorità i rischi residui
di ciascun intervento (o dei mancati interventi) e le loro
conseguenze”.
Riteniamo possibile e
doveroso discutere su questi temi, in modo informato e rigoroso,
senza che si costituiscano immediatamente delle partigianerie, che
risulterebbero non solo sterili, ma dato l’argomento anche
“rischiose”. Per quanto riguarda la comunità scientifica e gli
approfondimenti che possano risultare utili, anche utilizzando i
legami già presenti con alcune Università americane, il CORILA è
intenzionato a fare la sua parte.
di
Pierpaolo Campostrini
tratto da:
Newsletter CORILA
- Consorzio per
la gestione del Centro di coordinamento delle attività di ricerca
inerenti il sistema lagunare di Venezia
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MOSE: Galan.
Venezia può fare la fine di New Orleans |
05/09/05 (ANSA)
Citando ''Il Riformista'', il Governatore del Veneto Giancarlo Galan
afferma che Venezia, in qualche modo, rischia di fare la fine di New
Orleans.
''Purtroppo -
osserva Galan in una nota - non c'e' solo l'uragano
Pecoraro a minacciare Venezia, visto che anche l'uragano
Cacciari si e' posto sulla stessa 'linea' indicata dal leader
dei Verdi a proposito dell'interruzione dei lavori gia' avviati per
realizzare il Mose. Il Sindaco che di fronte alla minaccia
rappresentata dalle acque alte eccezionali consiglio' ai suoi
concittadini di 'mettersi gli stivali' ora e' pronto, non appena
dovesse vincere Prodi, a chiedere la chiusura dei cantieri che
stanno realizzando l'unica opera ritenuta in grado di mettere in
stato di sicurezza Venezia e la laguna.
E pazienza se si
saranno sprecati inutilmente migliaia di miliardi. A sentire
Pecoraro, Prodi potrebbe rimborsare le imprese che stanno lavorando
alla realizzazione del Mose con i soldi pubblici, mentre a sua volta
il governo della sinistra potrebbe farsi rimborsare da Berlusconi
dato che fu Berlusconi ad aprire i cantieri. Povero paese!''. ''Ecco
- prosegue Galan - perche' concordo con quanto ho potuto leggere sul
Riformista, uno dei miei giornali preferiti. Concordo sul fatto che
per davvero Venezia e la sua laguna non sono ancora al sicuro.
Giustamente il Riformista ha posto in parallelo la terribile
catastrofe accaduta a New Orleans con la sempre possibile catastrofe
che potrebbe colpire Venezia. Probabilmente nel Sud degli Stati
Uniti la devastazione e' stata causata da due catastrofi: una di
origine politica, l'altra sicuramente di origine naturale. Ma anche
Venezia, come si vede, e' minacciata da due catastrofi. La prima,
forse la piu' pericolosa, e' la possibile, temuta vittoria della
sinistra alle prossime elezioni politiche, l'altra e' quella
rappresentata dalle maree eccezionali''. ''In realta' - conclude
Galan -, non riesco a darmi ragione dell'assoluta irresponsabilita'
con cui il Pecoraro e il Sindaco Cacciari parlano di Venezia e del
suo futuro.
Comunque, il
problema delle maree eccezionali fino ad ora e' stato sfruttato
dalla sinistra al governo da decenni in laguna al solo scopo di
ricevere dallo Stato italiano aiuti finanziari che nessun altro
comune ha mai ricevuto. E' bene si sappia che fino ad ora il Comune
di Venezia ha ottenuto dalla Stato 4 mila miliardi di vecchie lire.
Articoli come quello pubblicato dal Riformista mi fanno capire
perche' questo bel giornale sia amato dai riformisti e odiato dai
fondamentalisti della sinistra''.(ANSA). COM-TN/PAS
tratto da
www.ansa.it
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Venezia,
bagarre sul Mose Industriali contro i Sindaci |
25/07/05 da
Italia Oggi
Venezia e i comuni
che si affacciano sulla laguna e che sono interessati dalla
costruzione del Mose (il sistema di dighe mobili per la
salvaguardia di Venezia dall'acqua alta) inaspriscono la polemica
sull'opera che sta drenando i finanziamenti al piano trentennale di
manutenzione di Venezia complementare alla costruzione del Mose.
E ieri a far
sentire le loro voci in favore del Mose sono stati gli
industriali di Venezia dopo l'altolà ai lavori, basato su una
presunta illegittimità, che era arrivato dai sindaci di Venezia e
della cintura lagunare, Chioggia e Cavallino, Massimo Cacciari,
Fortunato Guarnieri ed Erminio Vanin. Lo stato
d'avanzamento dei lavori a un paio d'anni dall'avvio (dureranno fino
al 2011) è arrivato al 20%. Per il triennio 2002-2004 sono stati
previsti stanziamenti per circa 450 milioni di euro, sul totale di 4
miliardi, quanto costerà in totale l'opera, molto osteggiata dagli
ambientalisti preoccupati per le modifiche dell'ecosistema della
laguna. ´I lavori del Mose devono andare avanti', ha
sostenuto il presidente degli industriali di Venezia, Antonio
Favrin, ´è un'idea che abbiamo sempre pensato, che riteniamo
valida e che sicuramente continuerà nel suo corso'. Nelle settimane
scorse i sindaci di Venezia, Chioggia e Cavallino hanno scritto al
ministro delle infrastrutture, Pietro Lunardi, ventilando
l'illegittimità del Mose chiedendo il blocco dei lavori avviati alle
bocche di porto del Lido di Venezia. Lo stop, è stato spiegato,
servirà a verificare l'esistenza di eventuali difformità tra le
opere del Mose e gli strumenti di pianificazione urbanistica e
territoriale comunali e regionali. In precedenza il sindaco di
Venezia, Cacciari, aveva scritto al Magistrato alle acque, Maria
Giovanna Piva, chiedendo lo stop dei cantieri dopo che i tecnici
comunali avevano ravvisato la difformità tra il mega-progetto voluto
dal governo e gli strumenti di pianificazione territoriali.
Il Magistrato alle
acque si è rivolto al ministro Lunardi ricevendo l'invito a
continuare i lavori. ´I sindaci lagunari', ha commentato il
presidente della regione Veneto, il forzista Giancarlo Galan,
´vogliono fermare i lavori del Mose bruciando così le centinaia di
miliardi già impegnati nel costruire l'unica opera che può salvare
Venezia'.
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