L'Isola di Costanziaca

La laguna è una zona umida di conformazione molto particolare in quanto è protetta dal mare da linee costiere (cordone litoraneo) che presentano dei varchi (bocche di porto) grazie ai quali il mare comunica con l'ambiente lagunare ed il movimento di flusso e riflusso delle maree ne determina uno stato di continua instabilità e trasformazione. La configurazione morfologica della laguna è conseguenza di un equilibrio, spesso instabile ed in continua evoluzione, che viene ad instaurarsi tra apporti di materiali solidi dal mare o dai fiumi e l'azione erosiva e disgregatrice delle maree e del moto ondoso.

La laguna di Venezia è la più vasta area lagunare italiana, con una superficie di circa 550 kmq. La comunicazione tra mare (alto Adriatico) e laguna, che ne determina la composizione salmastra, avviene attraverso tre bocche di porto: Lido, Malamocco e Chioggia. L’area a ridosso dell’entroterra è definita “bacino scolante” e da questa la zona lagunare riceve apporto di acqua dolce. Le variazioni dei livelli delle maree sono determinate da fattori astronomici e meteorologici: la bassa pressione e i venti (scirocco e bora) portano ad una accentuazione dell'alta marea, mentre situazione di alta pressione e venti da nord-ovest possono portare ad una riduzione dei livelli dell'acqua a volte di proporzioni tali da lasciare "in secca" alcuni "rii" della città lagunare.

  Il cordone litoraneo  che protegge la laguna dal mare si estende per circa una sessantina di chilometri (Jesolo, Cavallino, Lido, Pellestrina, Sottomarina) ed è continuamente sottoposto a fenomeni erosivi (correnti) che ne modificano l’aspetto ed a causa dei quali è necessaria l’opera dell’uomo con interventi di ripascimento (apporto di nuova sabbia). Il cordone litoraneo è l'unica difesa di Venezia dal mare aperto e fin nei secoli passati le istituzioni veneziane ne hanno sempre controllato il processo di erosione, studiando e perfezionando i metodi per contrastarlo. I famosi “murazzi”, costruiti nella prima metà del XVIII secolo con  pietre d’Istria, costituiscono delle difese dal mare contro l’erosione.

La superficie lagunare nel suo complesso è composta da diversi tipi di zone e di terreni (isole, barene, velme, valli da pesca). Solo l'8% circa della superficie lagunare è composto da isole di origine naturale o artificiale. Nel corso degli anni le isole veneziane sono state sedi di vari tipi di attività tra cui presidi militari, conventi religiosi, opere ospedaliere, attività artigianali, ecc. Alcune di queste antiche isole sono oggi abbandonate mentre altre se ne sono aggiunte per opera dell'uomo, come le "casse di colmata", isole artificiali, realizzate nelle adiacenze del porto industriale con il materiale depositato a seguito dello scavo del "canale dei petroli" che ha permesso l'accesso delle navi a Porto Marghera. La loro realizzazione ha inciso profondamente sul sistema di ricambio dell'acqua tra la laguna e le zone umide adiacenti alle "casse". Solo in tempi recenti sono stati aperti dei canali nelle casse di colmata, con lo scopo di ripristinare il sistema originario di ricambio idrico delle zone retrostanti.

Le barene sono invece vaste aree di terreno paludoso che viene eccezionalmente sommerso solo durante le maree più alte. Una parte di questo terreno è invece sempre coperto da pochi centimetri d'acqua e durante le basse maree riaffiora offrendo un'eccezionale opportunità di alimentazione per le varie specie di uccelli, alcune delle quali nidificano nelle zone più stabili. Sono aree poco adatte alla crescita di piante e alberi e sono spesso ricoperte di fitti cespugli e di tipi di piante che nascono proprio nelle zone bagnate da acqua salata. Le barene più vicine all'entroterra usufruiscono di un apporto di acqua dolce (bacino scolante) che  permette la crescita di un diverso tipo di vegetazione come i canneti. Le barene svolgono un'azione importante nel contesto dell'ambiente lagunare perchè contribuiscono a favorire il ricambio idrico ed "assorbono" e mitigano l'azione del moto ondoso.

Le zone prive di vegetazione e normalmente sommerse sono le velme costituite da terreni molli che riaffiorano durante alcune condizioni di bassa marea. 

Le
valli da pesca sono aree lagunari separate dalla laguna aperta da argini naturali o artificiali che le proteggono dai flussi delle maree. Sono ambienti molto particolari, al loro interno si trovano barene e piccoli bacini d'acqua salsa e salmastra, collegati da canali naturali o artificiale ed un sistema di chiuse ed altre strutture che regolano gli apporti di acqua dolce o salata.
Le valli da pesca sono state usate ed attrezzate già dagli antichi abitanti della laguna come zone di allevamento ittico e di caccia, attività che si svolgono ancora oggi da parte di aziende che hanno sede all'interno delle valli.

Isola di Povelia

Anticamente si chiamava Pupilia (terra dei pioppi) e divenne solo in seguito Povelia: Abitata fino all'809 rimase poi deserta a causa delle invasioni fino all'864. Furono i servitori del Doge Pietro Tradonico, dopo che questi fu ucciso, a ripopolarla impegnandosi con una cerimonia che si svolgeva a Palazzo Ducale, ad essere fedeli al Doge. L'isola prosperò fino al 1378 quando durante la battaglia di Chioggia i suoi abitanti furono costretti a rifugiarsi a Venezia, Fu l'inizio del decadimento dell'isola. Nel 1793 e nel 1799 ospitò gli appestati e nel 1814 fu definitivamente trasformata in lazzaretto.

S. Pietro in Volta

Fra l'isola di Chioggia e Malamocco vi fu un lungo conflitto per il possesso dell'isola di Pellestrina che ebbe termine solo nel 1636 quando venne stabilita la sua definitiva dipendenza da Chioggia. L'isola si divide in varie zone: S.Pietro in Volta (anticamente chiamata Albiola), Portosecco(Pastena), Pellestrina e Caromano. La zona di Albiola prese il nome di S. Pietro in Volta a ricordo della vittoria del Doge Tribuno contro gli Ungheri, avvenuta nei giorni di S. Pietro. Nell'isola si può ammirare un imponente opera muraria: i Murazzi. Sono questi degli enormi blocchi di pietra, posti a sbarramento delle acque del mare in difesa dell'isola e della stessa Laguna. Si estendono lungo il litorale per quattro chilometri e tale grandiosa impresa ideata da Padre Vincenzo Coronelli, iniziata nel 1744 fu portata a termine dopo 38 anni di lavori.

A ricordo dell'impresa uno scritto del 1751 a cura del Magistrato alle Acque: UT SACRA AESTUARIA URBIS ET LIBERTATIS SEDE PERPETUUM CONSERVENTUR COLOSSAES MOLES EX SOLIDO MARMORE CONTRA MARE POSUERE CUARANTORES AQUARUM AN. SAL. MDCCI AB URBE CON. MCCCXXX

Le Vignole

A rendere famosa l'isola delle Vignole fu l'opera dell'architetto veronese Sanmicheli, che vi costrui il castello di S.Andrea divenuto nel passato una delle più importanti fortezze messe a difesa della laguna veneta. Parzialmente crollato per l'incuria e per la lenta erosione del mare, è oggi quasi totalmente distrutta anche a causa della violenta mareggiata abbattutasi sulla città il 4 Novembre 1966.

 

San Francesco del deserto

Tornava dall'Egitto, quando S.Francesco approdò in una piccola isola della laguna veneta e costruì, aiutato dal suo compagno Illuminato da Rieti, un piccolo oratorio ed un capanno. Quando si trasferì ad Assisi, alcuni dei suoi seguaci vennero ad abitare la piccola costruzione dell'isola. Nel 1288 Giacomo Micheli faceva costruire sull'isola una Chiesa e un Monastero dedicati a S. Francesco del deserto e tale fu anche il nome che prese l'isola. Ancora oggi abitata dai frati, è meta di numerosi  visitatori ai quali essi fanno vedere gli antichi resti della costruzione francescana.

 

L'isola di San Giorgio

Nel 982 i Partecipazio fecero costruire nell'isola di San Giorgio, anticamente chiamata "Isola dei cipressi", una chiesa. Il patrizio Giovanni Morosini, discepolo di San Romualdo, la riceveva in dono nel 982 dal doge Tribuno Memmo, affinchè vi costruisse un monastero benedettino. Tale monastero si arricchì economicamente ed artisticamente grazie alle donazioni fatte dal Doge Sebastiano Zani che in quel luogo ebbe sepoltura. Distrutta la chiesa ed il convento nel 1233 a causa di un terremoto, furono poi ricostruiti per incarico del Doge Pietro Ziani. Nella chiesa di San Girgio, iniziata nel 1566 dal Palladio, vi sono due capolavori del Tintoretto: "Ultima cena" e "La caduta della manna" ed alcune opere del Carpaccio. Nel monastero si trovano invece opere del Palladio. La Caduta della Repubblica veneta segnò anche la decadenza dell'isola che venne spogliata delle sue opere d'arte. Dell'isola si torna a parlare nel 1800 quando vi si tiene un conclave per l'elezione del Papa Barnaba Chiaramonti che prese il nome di Pio VII. Dal 1808 e fino al 1929 l'isola venne dichiarata porto franco ed esiste ancora il piccolo bacino delimitato da due torrette risalenti all'epoca.

Nave scuola Giorgio Cini

Il conte Vittorio Cini istituisce nel 1951, in memoria del figlio Giorgio, una fondazione grazie alla quale l'isola di San Giorgio viene riportata alla sua antica bellezza. Per l'istruzione marinara si crea nel 1952 il "Centro marinaro" e si costruisce una nave scuola, la "Giorgio Cini" che compie crociere nel Mediterraneo. Vi si istituisce anche un centro internazionale di Arte e Cultura e poichè si tengono molti concerti, viene costruito il "Teatro Verde" che ricorda nella sua struttura gli antichi teatri greci.

La Giudecca

La Giudecca è formata da dieci isole divise da nove canali: Le divide da Venezia il canale un tempo chiamato "della carboneria". L'isola era denominata "Spinalonga" per la sua forma a spina di pesce e fu una delle prime zone abitate da contadini e pescatori. Un tempo ebbe grande importanza come residenza di molte illustri famiglie nobili che amavano costruire le loro ville nei magnifici giardini che vi si trovavano. Diversi personaggi illustri vi soggiornarono, lo stesso Michelangelo, nel '500 amò vivere in quest'isola. I giovani nobili della Giudecca si riunivano nella famosa "Compagnia della Calza" nome derivato dai caratteristici pantaloni molto attillati da essi usati, portando sul fianco lo stemma del casato, intarsiato di brillanti. Il mulino Stucky, la sua più grande costruzione, sorse alla fine dell'800 sulle rovine dell'Ospizio di San Biagio, fondato dalla Beata Giuliana di Collalto. Nell'isola della Giudecca vi sono attualmente tre chiese: le Zittelle o S. Maria della Presentazione, il Redentore, eretta quale voto al Santo per la cessazione della peste del 1576 da Andrea Palladio ed Antonio da Ponte e la chiesa di Santa Eufemia, una delle più antiche di Venezia.

 

 

S.Elena

L'isola di S.Elena, ultimo lembo della città di Venezia verso il porto, è ora costituita da un recente complesso residenziale che è andato ad occupare buona parte di quel vasto tappeto erboso che doveva essere, un tempo, quel luogo. Luogo che, nato attorno al recinto della Chiesa e del Monastero di S. Elena, è andato via via ampliandosi con il progressivo interramento a bonifica di una serie di sacche. Un tempo in questo luogo non esisteva nulla, fino a quando, come dice il Sansovino, "Alessandro Borromeo, nobile e ricco homo della città di Fiorenza l'an. 1420 il quale habitando in Venezia, fabricò su l'Isola una Cappella e la consacrò a S. Helena madre di Costantino Imp. il cui corpo era stato portato da Costantinopoli a Venezia.

L' "isola degli Armeni"

Per sfuggire ai Turchi, durante la guerra per la conquista di Morea, il nobile armeno Manug di Pietro, detto Mechitar, chiese aiuto a Venezia e da questa ottenne nel 1717 di potersi stabilire nell'isola di S. Lazzaro, dove precedentemente vi trovavano rifugio e cura i lebbrosi e che dal loro Santo protettore ne aveva preso il nome. Mechitar istituì in seguito l'ordine dei Padri Mechitaristi e molte sovvenzioni ottenne dai suoi connazionali tanto che fece costruire dall'architetto Francesco Chiesa, la chiesa ed il convento. Queste due costruzioni sono ricche di opere di famosi scultori e pittori, tra i quali si possono ricordare: Antonio Canova, G.B. Tiepolo,Guardi, Canaletto, Sebastiano Ricci ed altri ancora. E' ancora oggi abitata dai padri Armeni che nella loro tipografia stampano opere che vengono mandate a tutti gli Armeni nel mondo in ben 36 lingue. E' del dicembre del 1975 l'incendio che ha distrutto gran parte delle importanti opere esistenti nella chiesa.

notizie storiche tratte dall'Agenda della Serenissima 1978